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Deonomastica
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La mwawdeonomastica è lo studio dei mwbanomi comuni, delle espressioni (come i mwbqmodi di dire) o delle formazioni mwbguniverbate che originano dai mwbwnomi propri, anche attraverso meccanismi di mwcaderivazione.cite-ref-dachille57-1-0[1]cite-ref-gaeta-2-0[2] Tali nomi sono detti mweqdeonomastici (o anche mwegdeonimici).cite-ref-3[3] Nell'ambito della disciplina i deonimici si definiscono poi "deantroponimici" se derivati da nomi di persona e "detoponimici" se da nomi di luogo; con "eponimo" si indica il nome proprio originario.

Di alcune di queste espressioni si sono perse le origini.cite-ref-dachille57-1-1[1]

Il primo studio sistematico sull'argomento è un saggio di mwhqBruno Migliorini pubblicato nel 1927cite-ref-4[4], che rimane ancor oggi un punto di riferimento per la materia.

Il termine mwiwdeonomastica è stato introdotto da Enzo La Stella nel 1982, nell'articolo «Deonomastica: lo studio dei vocaboli derivati da nomi propri», pubblicato sulla rivista mwjqLe lingue del mondo.cite-ref-gaeta-2-1[2]cite-ref-5[5]

Contents

Esempi
Note

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Esempi

Per la mwmqlingua italiana, possono essere citati, ad esempio, mwmgmwmwai tempi che Berta filava (per riferirsi a un remoto passato), mwnafuoco di mwnqsant'Antonio (antico nome dell'mwngherpes zoster), l'espressione mwnwd'mwoaEgitto da aggiungere ad altri elementi per esprimere perplessità, incredulità o biasimo (mwoqMa che riforme d'Egitto!), mwoga mwowbagnomaria (espressione che indica una cottura indiretta, immergendo un recipiente in acqua bollente)cite-ref-dachille57-1-2[1], mentre la fama di mwqaPerpetua, personaggio dei mwqqmwqgPromessi sposi (1827-1842) di mwqwAlessandro Manzoni, ha fatto sì che il nome proprio mwramwrqPerpetua divenisse il nome comune delle domestiche dei sacerdoti (era questo infatti il ruolo del personaggio). Il sostantivo mwrgmwrwpaparazzo deriva invece dal film mwsamwsqLa dolce vita di mwsgFellini (1960), nel quale un personaggio che esercita la professione di fotografo d'assalto fa Paparazzo di cognome.

La trasformazione deonomastica

I deonimici si possono formare in seguito a un processo morfologico o semantico. Nel primo caso si costituiscono tramite suffissazione, risultando peraltro molto interessanti in quanto i suffissi coinvolti nel processo sono diversi rispetto a quelli utilizzati per i nomi comunicite-ref-6[6]. Nel secondo caso, i derivati subiscono dei processi di trasformazione semantica (chiamati anche processi di "banalizzazione"cite-ref-7[7]), che li portano a essere inseriti nel lessico comune. Possiamo codificare questo secondo fenomeno in tre sotto-processi specifici:

1. traslazione;
2. nominazione e personificazione;
3. spostamento di significato.

Traslazione

La traslazione è un processo semantico che, attraverso alcuni meccanismi retorici, "trasferisce" il significato dell'eponimo, facendolo diventare un nome comune.

Il meccanismo retorico più diffuso è quello dell'mwxaantonomasia (per alcuni da intendere più correttamente come mwxqmetafora, in quanto similitudine implicitacite-ref-8[8]), per cui un nome proprio, di un personaggio o di un luogo, viene posto come prototipo di una determinata caratteristica. Le metafore possono essere bivalenti o monovalenticite-ref-9[9]: le prime sono fondate su nomi che sono ancora sentiti come propri (mwzgcicerone, mwzwfigaro); nelle seconde invece il legame con l'eponimo non è di immediata e comune ricezione, cosicché la metafora generalmente non viene colta, es. mwaasosia dal personaggio dellmwaq'mwagmwawAnfitrione di mwbaPlauto; mwbqpaparazzo, dal personaggio de mwbgmwbwLa dolce vita di mwcaFellini.

Il secondo meccanismo è quello della mwcgmetonimia, per cui il deonimico nasce da un elemento che è in un rapporto di dipendenza dal nome proprio. In questo modo sono nati termini come mwcwcalepino (da mwdaAmbrogio Calepio, autore nel 1502 di un dizionario di mwdqlatino, per indicare non una persona erudita, ma un vocabolario, o, più generalmente, un libro spesso e vecchio) e mwdgcravatta (dalla vistosa sciarpa che indossavano i mwdwcavalleggeri croati di mweaLuigi XV).

Questi mezzi retorici possono occasionalmente essere integrati dall'mwegellissi, in cui una o più parole vengono omesse al fine di ridurre il deonimico a un solo termine, quello derivante dal nome proprio, come 'Diesel' da 'motore Diesel'.

Il processo di deonomastica non è né sistematico né regolare: la derivazione è sempre occasionale e individuale; la fortuna del deonimico nella lingua è legata alle esigenze comunicative di una comunità in un dato momento storico.

Determinate caratteristiche, come la notorietà dell'eponimo e il mwfqfonosimbolismo (inteso qui come richiamo mwfgonomatopeico) di alcuni deonimici, sembrano tuttavia aumentare le possibilità di ricezione degli stessi nella lingua comune. Il fonosimbolismo, in particolare, può determinare (o rafforzare) una sopravvivenza variamente ricondotta dal parlante al referente originario: è il caso dei cosiddetti "nomi parlanti"cite-ref-10[10], quali 'cicerone' (metafora bivalente legata a mwgwMarco Tullio Cicerone, il più noto oratore dell'antichità, ma anche evidente richiamo fonico al 'parlare') e 'cecchino' (metafora monovalente proveniente dal nome dell'imperatore mwhaFrancesco Giuseppe, ma anche allusione al suono del proiettile)cite-ref-11[11].

Nominazioni e personificazioni

È stato Bruno Migliorinicite-ref-12[12] ad aver individuato questo secondo procedimento di formazione deonomastica, il quale si differenzia dalla traslazione in quanto il deonimico non indica un individuo, ma una categoria di persone (nominazione) oppure oggetti, piante, animali (personificazione).

La nominazione avviene quando il nome proprio viene utilizzato come nomignolo per indicare una qualità dell'individuo: in altre parole, si dà a quel nome, insieme con il suo valore di etichetta, un valore concettualecite-ref-13[13]. Un esempio è quello di mwlabartulott (forma dialettale lombarda, diminutivo di Bartolomeo) il cui nome, estremamente diffuso nell'area lombarda, ha finito per indicare uno sciocco, divenendo sinonimo stesso di ‘sciocco': in questo caso possiamo parlare di nominazione perché la categoria degli ‘sciocchi' è stata nominata mwlqbartulott. Viceversa, se confrontiamo un illustre oratore con mwlgDemostene, dicendo che quell'oratore è mwlwun demostene, non vogliamo dargli il nome di Demostene, né nominare la categoria degli oratori con mwmademostene, ma fare un paragone; parleremo in questo caso di traslazione.

La personificazione invece è un procedimento linguistico che, con caratteri principalmente affettivi o ironici, impone il nome di una persona a oggetti, piante, animali, cibi, fiori, giochi, ecc. Alcuni esempi sono: mwmgmachiavelli per indicare un gioco di cartecite-ref-14[14] o, nel gergo della malavita, nomi propri generici come mwnwtoni per indicare il grimaldellocite-ref-15[15], a sua volta una personificazione del nome mwpaGrimaldocite-ref-16[16].

Migliorini individua una classificazione di quattro categorie di nominazione e personificazione che, nonostante alcuni nodi concettualicite-ref-17[17], risulta la più soddisfacente tra quelle proposte sino a ora:

• Tipo A: nominazioni e personificazioni suggerite da mwsaallusione, ad es. mwsqlorenza per ‘graticola'; l'allusione è al martirio di mwsgSan Lorenzo.
• Tipo B: nominazioni e personificazioni suggerite da mwtaevocazioni di gruppo, ad es. il già citato mwtqbartulott ‘sciocco'; la nominazione in questo caso deriva dall'estrema diffusione del nome.
• Tipo C: nominazioni e personificazioni suggerite da mwtwsimbolismo fonetico, ad es. mwuacecca (mwuqgazza), che ricorda il verso dell'uccello.
• Tipo D: nominazioni e personificazioni suggerite da mwuwtrasparenza fonetica (incroci, etimologie popolari), ad es. lo scherzoso mwvaCalvino per indicare una persona calva.

Tale classificazione codifica, tra le altre, le nominazioni suggerite da evocazioni di gruppo, che in altri studi, seppur più recenti, sono ignoratecite-ref-18[18] e che sarebbero di difficile spiegazione: non è, infatti, possibile classificarle come traslati in quanto prive di un eponimo definito.

Spostamenti di significato

Un terzo procedimento di formazione deonimica, assai più raro, è quello dello spostamento di significato, ovvero il caso dei mutamenti semantici che vanno correlati a un mutamento di concetto (o d'oggetti)cite-ref-19[19]. Un esempio costituito dal latino mwyaorcus ‘regno dei morti', ma anche ‘divinità dei morti': quest'accezione personale, frequente già presso gli antichicite-ref-20[20], si trasforma con il cristianesimo fino a diventare il ‘mostro antropofago' e, in alcune regioni italiane come la Lombardia e la Liguria, mwzqorco assume anche il significato di ‘triste' e ‘sciocco'cite-ref-21[21].

I deonimici nei dizionari

Non sempre i dizionari annoverano deantroponimici. In particolare, quelli formatisi tramite un processo semantico sono riportati solo se entrati stabilmente nel lessico, mentre quelli di derivazione morfologica sono pressoché trascurati, così come quelli di derivazione toponominicacite-ref-22[22]. Infatti vi sono registrati soprattutto i derivati da nomi di personaggi considerati "classici", mentre pure dizionari autorevoli come il GRADITcite-ref-23[23] e il GDLIcite-ref-24[24] non riportano espressioni molto usuali derivate da personaggi attuali, come mw4qberlusconiano e mw4gwojtyliano. Al contrario i dizionari dialettali riportano un gran numero di deantroponimici in quanto la loro presenza nel lessico quotidiano è numericamente consistentecite-ref-25[25]. Anche il mw5wDizionario Storico di Deonomasticacite-ref-26[26]mw7a, a oggi l'unico vocabolario riguardante la disciplina, è uno strumento insufficiente per uno studio approfondito dei deonimici e dei loro processi di trasformazione, in quanto ha uno scopo più esemplificativo che di completezza.

Il Deonomasticon Italicum

Nel 1993cite-ref-27[27], ha avuto inizio la compilazione del mw9aDeonomasticon Italicum (DI)cite-ref-28[28], un progetto di redazione di un repertorio lessicografico coordinato da mw-qWolfgang Schweickard, del Dipartimento di romanistica dell'Università di Saarbrücken, per la raccolta e l'analisi storica dei termini italiani derivati da nomi propri, in sei volumi, di cui i primi quattro dedicati al fenomeno in ambito geografico, e gli altri due a quello relativo ai nomi propri di persona.cite-ref-29[29]

Purtroppo a oggi il DI è stato completato solo per quanto riguarda i detoponimici, mentre ancora nulla è stato pubblicato sui deantroponimici, se non singoli lemmi apparsi sulla «Rivista Italiana di Onomastica»cite-ref-30[30] a scopo esemplificativo. Dunque, in attesa dell'avanzamento dei DI dei derivati da nomi di persona, attualmente solo i dizionari tradizionali possono venire in aiuto allo studioso, seppur con tutte le problematiche precedentemente esposte; un'ottima base di partenza può comunque essere il saggio di Bruno Migliorinicite-ref-31[31].

Deonimici e dialetti

I dialettali italiani riportano nell'uso un gran numero di deantroponimici, in maniera numericamente superiore alla lingua nazionale; in particolar modo, sono estremamente numerosi i derivati da nomi propri non riconducibili a un referente identificabile (Tipo B) e quelli creati sulla base delle loro caratteristiche formali, soprattutto di origine scherzosa. I deantroponimici, inoltre, ricorrono talvolta in specifici contesti come modi di dire, proverbi e filastrocche, spesso in relazione ad ammonimenti moralicite-ref-32[32].

A ogni modo, grazie a un uso di deonimici più frequente nei dialetti e a una minore esigenza di formalismo nella registrazione dei lemmi nei diversi dizionari dialettali (molto spesso anzi interessati proprio all'uso popolare della lingua), in quest'ultimi si possono trovare deonimici in una discreta quantità, sicuramente in misura molto maggiore che nei dizionari di lingua italiana. Un interessante caso di studio - che metodologicamente può essere utile anche per lo studio del fenomeno in altri dialetti nazionali - è mwaq8quello della mwaraSvizzera italiana, documentato lessicograficamente da ottimi vocabolari come il mwareVocabolario dei dialetti della Svizzera Italiana (VSI)cite-ref-33[33], il mwaryLessico dialettale della Svizzera Italiana (LSI)cite-ref-34[34] mwarse il mwarwRepertorio italiano –dialetti (RID)cite-ref-35[35]. Tali dizionari infatti forniscono una grande quantità di deonimici, registrandone la diffusione, l'uso, varianti fonetiche locali e spesso contengono approfondite indagini etimologiche ed etnografiche dei vari lemmi.

Il caso della Svizzera italiana può essere considerato tra i più attentamente studiati, tuttavia lo stesso discorso è valido per tutti i dialetti nazionali, ognuno dei quali ha avuto però una diversa attenzione lessicografica e vocabolaristica.

Note

cite-note-dachille57-11. mwaswmwas0D'Achille,mwas4 pp. 57-58.
cite-note-gaeta-22. Livio Gaeta, mwatqDeonomastici, in mwatuEnciclopedia dell'Italiano, a cura di Raffaele Simone, con la collaborazione di Gaetano Berruto e Paolo D’Achille, mwatyEnciclopedia dell’italiano, vol. 1, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana G. Treccani, 2010, pp. 351-353, anche all’url: mwatchttps://www.treccani.it/enciclopedia/deonomastici_%28Enciclopedia-dell%27Italiano%29/ (22-03-2021).
cite-note-33. mwatsWolfgang Schweickard, mwatwmwat0Deonomastici, mwat4Enciclopedia dell'Italiano (2010), mwat8Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani.
cite-note-44. Bruno Migliorini, mwaumDal nome proprio al nome comune. Studi semantici sul mutamento dei nomi propri di persona in nomi comuni negl’idiomi romanzi, Firenze, Olschki, 1968 (rist. anast. dell’ediz. 1927 con un supplemento).
cite-note-55. Eva Büchi, mwaucmwaugContribution à l'étude des déonomastiques galloromansmwauk : Index des éponymes dans le FEW.
cite-note-66. Christian Seidl, mwau0Deantroponimici, in mwau4La formazione delle parole in italiano, a cura di Maria Grossmann e Franz Rainer, Tübingen, Max Niemeyer Verlag, 2004, pp. 409-419.
cite-note-77. Cfr. La Stella, mwaviDeonomastica.
cite-note-88. Enzo La Stella, mwavyDizionario storico di deonomastica. Vocaboli derivati da nomi propri, con le corrispondenti forme francesi, inglesi, spagnole e tedesche, Firenze, Olschki, 1984, p. 7.
cite-note-99. Cfr. Migliorini, mwavoDal nome proprio al nome comune, pp. 98-99.
cite-note-1010. Gianluca D’Acunti, mwav4I nomi di persona, in mwav8Storia della lingua italiana, a cura di Luca Serianni e Pietro Trifone, Torino, Einaudi, 3 voll., 1994, 2° vol., p. 852.
cite-note-1111. Cfr. Migliorini, mwawmDal nome proprio al nome comune, p. 283.
cite-note-1212. Ibid.
cite-note-1313. Ibid., p. 205.
cite-note-1414. mwaw0Grande dizionario italiano dell’uso, diretto da Tullio De Mauro, Torino, UTET, 1999-2000, 6 voll, Vol. 3.
cite-note-1515. Ernesto Ferrero, mwaxeI gerghi della malavita dal ‘500 ad oggi, Milano, Mondadori, 1972, p. 301.
cite-note-1616. mwaxuDizionario etimologico della lingua italiana, diretto da Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli, Bologna, Zanichelli, 1979-1988, 5 voll, Vol. 2.
cite-note-1717. Infatti come afferma D'Acunti, cfr. mwaxkI nomi di persona, p. 855, le nominazioni allusive (Tipo A), poiché presuppongono un processo di tipizzazione, tendono a confondersi con le antonomasie: la differenza tra il traslato antonomastico e la nominazione allusiva è, nei fatti, puramente concettuale e pressoché indistinguibile. È il caso del già citato cicerone: seguendo il ragionamento di Migliorini è considerabile a pieno titolo una nominazione allusiva (o anche del Tipo C) in quanto nomina una categoria di persone, ma Migliorini stesso lo riporta tra i traslati perché il deonimico si è formato tramite antonomasia. Altre volte il distinguo è ancora più difficile fino a diventare quasi impossibile, come ad es. il lombardo sabéta ‘donna pettegola’, la cui allusione è alla visita durata tre mesi di Maria Vergine a Maria Elisabetta: Migliorini lo riporta tra le nominazioni allusive, ma è anche una metafora (seppur monovalente).
cite-note-1818. Ad esempio non sono mai citate da Enzo La Stella nei suoi studi, cfr. La Stella, mwax0Deonomastica e mwax4Dizionario storico di deonomastica.
cite-note-1919. Cfr. Migliorini, mwayiDal nome proprio al nome comune, p. 310.
cite-note-2020. Ad esempio Cicerone, mwayyVerrinae, II, 4, 111: "Hic dolor erat tantus ut Verres alter Orcus venisse Hennam […] videtur"; Plauto, mwaycMostellaria, II, 2: "nam me Acheruntem recipere Orcus noluit"; Petronio, LXII: "Erat autem miles, fortis tamquam Orcus".
cite-note-2121. Cfr. Migliorini, mwaysDal nome proprio al nome comune, p. 314.
cite-note-2222. Cfr. Seidl, mway8Deantroponimici, p. 409.
cite-note-2323. Cfr. mwazmGrande dizionario italiano dell’uso.
cite-note-2424. mwazcGrande dizionario della lingua italiana, a cura di Salvatore Battaglia, Torino, UTET, 1961-2002, 21 voll.
cite-note-2525. In particolar modo sono sensibilmente più numerosi rispetto alla lingua nazionale i derivati da nomi propri non riconducibili a un referente identificabile (Tipo B) e quelli creati sulla base delle loro caratteristiche formali, soprattutto di origine scherzosa.
cite-note-2626. Cfr. La Stella, mwaz4Dizionario storico di deonomastica.
cite-note-2727. Wolfgang Schweickard, mwaaiIl progetto di un Deonomasticon Italicum, in mwaamZeitschrift für romanische Philologie, Vol. 109 (5-6), 1993, pp. 564-577.
cite-note-2828. Wolfgang Schweickard, mwaacDeonomasticon Italicum. Dizionario storico dei derivati da nomi geografici e di persona, Tübingen, Niemeyer, 1997.
cite-note-2929. mwaasLuca Serianni, mwaawmwaa0Fare storia della lingua, mwaa4XXI Secolo (2009), mwaa8Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani.
cite-note-3030. Wolfgang Schweickard, mwabmIntorno al Deonomasticon Italicum (DI), in mwabqRivista Italiana di Onomastica n°2, vol. II., 1996.
cite-note-3131. Cfr. Migliorini, mwabgDal nome proprio al nome comune.
cite-note-3232. Come nota Elisa Algozino, in mwabwDeonomastici nei vocabolari piemontesi, in mwab0Lessicografia e Onomastica 2. Atti delle giornate internazionali di studio, Università degli Studi di Roma Tre, 14-16 febbraio 2008, a cura di Paolo D’Achille e Enzo Caffarelli, Roma, SER, 2008, p. 208, i deonimici che compaiono in proverbi e modi di dire sono acquisiti da tempo nel sistema lessicale e sovente il significato primigenio non viene più colto dalla popolazione: la lingua, attraverso locuzioni cristallizzate nel tempo, mantiene vivo un bagaglio culturale che andrebbe altrimenti perso.
cite-note-3333. mwaceVocabolario dei dialetti della Svizzera Italiana, Lugano, Tipografia La Commerciale; ora Bellinzona, Centro di dialettologia e di etnografia, 1952-.
cite-note-3434. mwacuLessico dialettale della Svizzera Italiana, Bellinzona, Centro di dialettologia e etnografia, 5 voll., 2004.
cite-note-3535. mwackRepertorio Italiano-dialetti, Bellinzona, Centro di dialettologia e etnografia, 2 voll., 2013.

Bibliografia

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• Christian Seidl, mwafiDeantroponimici, in mwafmLa formazione delle parole in italiano, a cura di Maria Grossmann e Franz Rainer, Tübingen, Max Niemeyer Verlag, 2004, pp. 409-419.

Voci correlate

• mwafkAntonomasia
• mwafsNome proprio
• mwaf0Onomastica

Collegamenti esterni

• mwageEnzo Caffarelli, Deonomastica, su treccani.it.
• mwagmFrancesca Dragotto, Deonomastica, storie di Totti e di totterie, su treccani.it.